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Africano donna 61330

La ricerca prende in esame 57 mercati in 5 aree geografiche del mondo Asia, Europa, America Latina, Medio Oriente, Africa e Nord Americatenendo traccia dei successi e progressi delle donne imprenditrici e titolari di aziende. La classifica dei paesi in cui le donne imprenditrici ricevono maggiore supporto e condizioni migliori, pur non essendo immuni da pregiudizi e discriminazioni, vede stabile al primo posto la Nuova Zelanda 74,2seguita da Svezia 71,3Canada 70,9 e Stati Uniti 70,8. Inoltre, la ricerca indica che le migliori opportunità imprenditoriali per le donne, non sempre vanno di pari passo con lo sviluppo economico di un paese. La Corea dal

Nel concreto questo nome corrisponde ad un territorio molto ampio composto da stati culturalmente e socialmente differenti. Corano, diritti, riforme, Roma, Carocci, , p. Il tasso di analfabetismo delle donne in tutti i paesi del Medio Asia e del Nord Africa è notevole più alto rispetto a quello degli uomini e raggiunge tassi ancora più alti nelle campagne, nonostante a allontanarsi dal la scolarizzazione sia aumentata abbondantemente in molti paesi 6. Non esiste un archetipo di donna musulmana, bensм piuttosto donne inserite in differenti gruppi e strutture socio-economiche e culturali. Difatti, un importante fattore di status assistenziale e giuridico dipende dalle politiche economiche, sociali e culturali vigenti negli Stati in cui esse vivono. Alcune sono allineate con i liberali o insieme i socialdemocratici o con le organizzazioni comuniste, altre invece prestano il esse supporto a gruppi islamici e fondamentalisti.

Le donne africane hanno i tassi di fertilità più alti al mondo. In alcune regioni, ogni madre partorisce in media più di 7 bambini. Bensм le gravidanze frequenti e ravvicinate creano problemi sanitari e sociali, specie quando non sono desiderate e laddove avvengano in contesti di grande povertà. È una branca della pediatria che si occupa della salute dei bambini nei primi 28 giorni di vita. La mia definizione è meno scientifica: «Nel momento in cui viene tagliato il cordone ombelicale, quel corpicino passa alle mie cure: è una persona possessore di diritti. Diritto di essere affidato sulla pancia della sua mamma se sta bene, diritto di essere rianimato se non respira; ha diritto ad essere accudito e curato, e ha diritto a un bracciale con il nome e il numero identificativo e alla sua cartella clinica, i primi documenti della sua vita». Dal mi occupo di neonati in reparti di terapia intensiva neonatale italiani e, con le altre cose, per sette anni ho lavorato tra Cambogia, Afghanistan, Malawi, Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana.